COME NASCONO LE MEDUSE


In una costa da fiaba, lungo un mare incantato, su una spiaggia assolata viveva una ragazza di nome Narba.
Aveva una pelle così chiara e delicata che non poteva mai esporsi direttamente al sole. Perciò lo sfuggiva, coprendosi con un ombrellino bianco che teneva sempre stretto tra le mani.
Amava invece intensamente la luna, che con la sua luce non avrebbe mai potuto arrecarle alcun danno. E per questo ogni notte la fissava e l’adorava.
Così un giorno il Sole, colmo d’invidia, fece alzare il libeccio, vento impetuoso, affinché strappasse di mano l’ombrellino a Narba, spingendolo verso il mare. Lei lo rincorse veloce per poterlo riprendere: era tutta la sua vita. Ma libeccio lo mandò fin verso il largo sulla cresta delle onde. Narba allora si tuffò per poterlo recuperare, nuotando con foga. Ma ogni volta che era lì lì per prenderlo, una nuova folata lo allontanava.
Alla fine nuotò così forte per una ragazza esile e delicata come lei che, quando riuscì finalmente a stringere di nuovo l’ombrellino tra le mani, venne meno e si abbandonò sott’acqua.
Con quell’ombrellino bianco ancora stretto tra le mani e con le vesti candide che le danzavano intorno giocando con l’acqua del mare, scese sul fondo. I movimenti ondulanti del suo corpo sembravano quelli …di una medusa.
Era talmente bella che la Luna, mossa a compassione, le disse: “Ti dono un po’ del mio fulgore perché renda meno triste il Tuo destino di gelo. Con la Tua luce porterai negli abissi la nostalgia del firmamento. E nelle notti di primavera con i Tuoi riflessi riscalderai di colori mai visti il cuore dei marinai.”

Anno

2017

Posizione

Otranto

Modella

Lucrezia De Mari